23/11/17

Checklist #2

Arrivare sulla soglia di casa e scoprire che manca lo zerbino davanti alla porta e inveire contro i condomini incivili e ladri soprattutto il napoletano del primo piano che sicuramente è stato lui a rubarsi lo zerbino che si sa che i meridionali sono tutti delinquenti, per poi scoprire dal nome sul campanello di essere salita al terzo piano invece che al secondo e allora salutare fischiettando lo zerbino al suo posto: fatto.

22/11/17

Checklist #1

C@c@re in casa d'altri con due bambini di 13 mesi non figli miei come spettatori: fatto.

21/11/17

Non lo capirò mai

Ammetto che sono una che Facebook lo usa poco in prima persona, ne detesto alcune funzioni che sono, purtroppo, abusate da altri, e su quasi 10 anni di iscrizione gli ultimi 7 li ho fatti con la bacheca chiusa, tuttavia io non riesco a spiegarmi - ma non lo capisco proprio - il senso (non-buon senso?), il (pessimo) gusto, la necessità (davvero imprescindibile?) di fare le condoglianze sulla bacheca pubblica dei parenti del morto, con tanto di sfondi a tema o immagini evocative.

E anche in questo caso, dice che quella strana sono io.

20/11/17

Dietro le foglie


Il contrasto cromatico tra l'azzurro del cielo e il rosso dorato delle foglie è uno degli spettacoli più belli che mi sta regalando questo primo autunno a Torino.

17/11/17

Il telefono di carta

Frughi nelle tasche del grembiule di tua figlia piccola prima di lavarlo e, insieme a fazzoletti nuovi e fazzoletti usati, ci trovi questo:


"Sì mamma, è il mio telefonino finto. Io e la mia compagna Kim nell'intervallo giochiamo a farci i selfie per finta"

16/11/17

Inaspettatamente

Non solo la fatica fisica e mentale, l'impregno, l'ansia, gli sforzi, i mal di schiena e le notti d'insonnia.
Questo trasferimento sta comportando anche un inaspettato carico di complicanze burocratiche che forse, fooooooooooooooooooorse, solo dopo due mesi e mezzo sono riuscita a concludere. (Oddio, ancora mi tocca scegliere il medico di base... ma è quasi mezzanotte e lo faccio domani)

15/11/17

Come se non bastasse

Casomai badare a due gemelli di 13 mesi non fosse abbastanza per meritare lo stipendio, per fortuna c'è anche la gatta che, approfittando di un mio momento di distrazione, si è infilata in casa ed è disposta a uscirne solo aver letteralmente lottato con le unghie e con i denti contro i miei piedi.


(Chiaramente la gatta mi odia perché non le permetto di entrare e, quando lo fa, la butto fuori senza troppe gentilezze. Mi morde e mi graffia ogni volta che ci riesce, ma fortunatamente al momento non ha mai fatto del male ai bambini in mia presenza)

14/11/17

Meno quarantacinque

Al comune di Torino hanno accettato la richiesta di cambio di residenza per me e le mie figlie. Tra 45 giorni sarà effettivo: verosimilmente, intorno a capodanno. Anno nuovo vita nuova in tutti i sensi.
Tra 45 giorni non sarò più cittadina siciliana. Avverto un certo nodo in gola, e non so il perché.

13/11/17

Mi fa ridere

Questa era la battuta di Jessica Rabbit, quando Ed Valiant le chiede cosa mai ci abbia trovato di interessante in un coniglio, al punto di sposarlo.
Ecco. È un po' la stessa cosa che sento io.
Dopo aver ospitato in casa mia a Torino il caro vecchio (ex) Schroeder, posso dire, senza il timore di essere fraintesa, che nonostante tutto, le arrabbiature, le incomprensioni, i comportamenti inspiegabili e tutto il resto, lui mi fa ancora ridere. La nostra affinità intellettiva, durata per 11 intensi anni, non è cambiata di una sola virgola dopo quasi 4 di separazione. Lui fa battute che mi fanno ridere. Lui fa battute che solo io capisco, perché attingono a quel substrato culturale che ci lega, ci accomuna e ci ha tenuto uniti.

Io ammetto che in certe situazioni ho ancora difficoltà a relazionarmi con lui; più di una volta ho pensato che da quel momento in poi avrei lasciato che se la sbrigassero gli avvocati tra di loro, conservando con lui solo la doverosa ed educata cortesia che è corretto che io abbia nei confronti di chi è il padre delle mie figlie. Ma poi lui fa una battuta che solo io capisco, e va a finire che rido, che rido di cuore e anche un po' con nostalgia.

Credo che finché ci rimane questa capacità di ridere insieme, siamo ancora salvi.

10/11/17

Nonna moderna

"Ciao mamma di Angelica. Grazie per avermi invitato a fare merenda a casa vostra"
"Ciao compagna di Angelica. Grazie a te per avere accettato l'invito."
"Angelica mi ha detto che per merenda hai preparato la torta al cioccolato e i pop corn"
"Esatto. Ti piacciono?"
"Sì. Ma quindi tu hai il forno a microonde"
"Ho un forno a microonde, sì. Credi che possa esserti utile mentre fai merenda a casa nostra?"
"No, a me no. Però adesso capisco come hai fatto i pop corn"
"Per fare i pop corn non ho usato il forno a microonde"
"Davvero?! E come li hai fatti?!"
"In padella"
"In padella?! Tu fai i pop corn in padella?!"
"Certo. La tua mamma come li fa?"
"La mia mamma non li fa. Me li compra nel sacchetto già pronti. La mia nonna, invece, li fa a casa nel forno a microonde"
"La tua nonna è più moderna di me. Io li faccio all'antica, in padella"
"E mi fai vedere come si fa?"
"Ci mancherebbe altro. Avvicinati pure"
"Oooooooooooh, ma è divertente! Più divertente di vedere la bustina che si gonfia dentro il microonde! Lo dirò alla nonna!"

Purché, alla fine, la nonna non dia la colpa a me...! :-D

09/11/17

Quando sarai mamma

Premessa: non ce l'ho coi miei genitori (non più), ma solo perché sono passati molti anni e tre differenti percorsi di psicoterapia che mi hanno aiutato a "masticare e digerire" la mia vita in gioventù.
Da figlia, ho sentito più spesso rivolgermi critiche e rimproveri che lodi e segni di stima. Tutt'ora è così (checché possa sembrare a chi conosce superficialmente me e la mia famiglia di origine): mia madre mi tratta ancora come un'inetta, con l'unica differenza che adesso io le rispondo, lei va sulla difensiva, io m'incazzo, lei si offende, litighiamo e mi tiene il broncio. Storia ormai vista.
Grazie ai percorsi seguiti sono finalmente riuscita a lasciarmi scivolare addosso le liti con mia madre, non sono più capace di assorbire e basta, esprimo il mio parere, magari anche in modo forte, talvolta, lo ammetto, ma non sto più zitta e basta, ché non sono più un'adolescente disadattata.

Per queste e altre ragioni, mi sono sempre ripromessa che mai, MAI, avrei usato parole offensive con le mie figlie. Mai, nemmeno per sbaglio, le ho apostrofate etichettandole con "Monella!", o "Stupida!" a seconda dell'età.
Perché mia madre mi diceva spesso che ero stupida, e mio padre mi minacciava di prendermi una maestra privata di sostegno, e - capirete - sono cose che segnano, e magari loro lo facevano con buone intenzioni educative, o nell'idea che offendendomi mi sarei sentita spronata.
No. Ero etichettata, e con quell'etichetta ho finito per costruirmi addosso il mio vestito, e credere che fosse davvero così.
Questo è uno dei più pesanti motivi del fallimento della mia vita, da un punto di vista scolastico, lavorativo, professionale ecc. La disistima mostratami dai miei genitori è diventata la mia scarsa autostima. Da lì a ridurmi a fare la moglie e mamma è stato tutto in discesa.

Dunque mai, MAI, parole etichettatrici con le mie figlie. Neanche in positivo, eh? Neanche "Brava!". Perché tu sei quello che sei, non sei quello che sai o non sai fare. Quando portano bei voti dico loro "Complimenti, sono fiera di te" o cose del genere. Quando si comportano male dico loro "Hai fatto una cosa sbagliata", cioè, è il comportamento ad essere etichettato, non loro in quanto persone.

Va beh. Questo excursus sul mio stile educativo doveva essere breve, ma si sta dilungando. Vado a dunque.

Da tre settimane Matilde frequenta un corso di informatica che si svolge nella succursale della sua scuola media, in orario immediatamente extra scolastico. Nel concreto lei deve uscire da scuola al consueto orario, andare in succursale, pranzare alla mensa della succursale, frequentare il corso, tornare a casa. La succursale è un po' più lontana da casa, ma dell'ordine di altri 500 mt, e comunque il percorso è abbastanza lineare, a forma di L, e con svariati punti di riferimento lungo il tragitto, un ospedale e un grande ipermercato, che rendono la strada ben trafficata e popolata.

Mentre io sono al lavoro, con uno dei due bambini che si sta addormentando e l'altro che aveva appena sporcato il pannolino, mi squilla il telefono.
E' Matilde che mi avvisa che ha finito il corso e si sta avviando verso casa. Perfetto, benissimo, ci vediamo più tardi, quando Angelica torna da scuola fate merenda, a dopo, ciao. Dopo appena 5 minuti mi telefona di nuovo.
"Mamma"
"Che succede?"
"Non so dove mi trovo"

Ora, io ho un bambino di 13 mesi che dorme e l'altra che si dimena sul fasciatoio perché vuole ravanare dentro le sue pieghe mentre io cerco di metterle il pannolino pulito. Non è esattamente il genere di comunicazione che avrei mai sperato che mi arrivasse.

"Stai tranquilla. Non puoi esserti allontanata di molto. Cosa vedi intorno a te? Riesci a leggere il nome di qualche strada?"
"Sì, sono sulla strada principale ma non riconosco questi palazzi"
"Allora torna indietro, ripercorri esattamente la stessa strada che hai fatto, sullo stesso marciapiede, vedrai che prima o poi troverai un punto di riferimento che già conosci"

E così ha fatto. In pratica invece di girare all'angolo della L ha proseguito dritto, continuando a percorrere la strada col nome giusto ma perdendosi l'incrocio cardine.

Una volta chiusa la telefonata io sono esplosa in un pianto a dirotto che quasi quasi la bambina mi prestava il suo ciuccio per consolarmi. Ho vissuto due minuti di panico perché non potevo allontanarmi e raggiungerla, e lì porcoca##o mi è crollato addosso tutto il peso di essere una mamma sola e lavoratrice.

Arrivata a casa mi sono complimentata con lei per come ha saputo gestire l'inconveniente, le ho detto che ha fatto proprio la cosa migliore, si è fermata e mi ha telefonato, poi è tornata indietro fino a quando non si è nuovamente raccapezzata e allora è arrivata a casa, ma niente, l'unica cosa che lei è stata capace di notare è stato lo sbaglio, il fatto di essersi persa.
"Ti sei persa, ma poi ti sei ritrovata! Non ti sei né scoraggiata, né messa a piangere o che so io! Hai avuto un problema e l'hai risolto"
Niente, non è riuscita a cogliere la sua bravura, la sua capacità, e persiste ancora a buttarsi giù, a dire di sé che non sa fare niente e altre amenità.

Mia madre, in una situazione analoga, avrebbe detto: "Resta ferma dove sei che ora viene papà a prenderti" e non mi avrebbe mai più fatto tornare a casa da sola, non per le immediate volte successive e, quando la necessità lo avrebbe di nuovo reso inevitabile, mi avrebbe anche denigrato con un "Torna da sola, però non ti devi perdere di nuovo come l'altra volta!", come sei io avessi voluto farlo apposta, aggiungendo anche un po' di senso di colpa oltre a quello di inettitudine (storia realmente accaduta, anche se in contesti leggermente diversi).

Ecco. Questa è la mia crisi esistenziale di oggi.
Credevo che avrei cresciuto figlie sicure di sé, autonome, capaci, indipendenti e consapevoli delle proprie capacità. Credevo che avrebbe funzionato come in un'equazione matematica: se mi comporto come penso che avrebbero dovuto fare i miei, loro cresceranno come avrei voluto crescere io. Invece no.

Spesso mi dicevano: "Quando anche tu sarai mamma capirai".
Ebbene, adesso capisco; capisco non tanto le loro singole scelte o linee educative, bensì quanto sia dannatamente difficile essere genitori.

08/11/17

Operazione preliminare

Innanzitutto occorre specificare che io mi trovo a metà nella catena alimentare del mondo del lavoro, ossia sono contemporaneamente dipendente e datrice di lavoro, ovviamente di persone diverse.
Ora: è la mia opinione, lo ammetto; è il mio modo di usare lo strumento, lo so; è una dimostrazione di buon senso secondo quello che è il mio concetto di buon senso, ne sono consapevole; tuttavia non riesco a fare a meno di meravigliarmi quando uno degli altri anelli della catena (ossia chi mi paga per la mia prestazione professionale o chi io pago per la sua prestazione professionale) mi richiedono l'amicizia su quel gran castigodiddio che è Facebook, senza - si badi bene: SENZA - eseguire quella che secondo me è un'operazione preliminare obbligatoria allo scambio di amicizia, cioè selezionare le restrizioni.
E se non si può fare preliminarmente, lo fai nell'immediato. O l'amicizia non me la richiedi proprio.
Perché io mi chiedo: tu ti rendi conto che il rapporto che ci lega, a me e a te, è professionale, vero? Non siamo amiche, non siamo compagne, non siamo commilitoni.
Ecco, una volta appurata questa cosa... ma non ci pensi, quando pubblichi le tue foto, che anche io le posso vedere? Io, che ho con te un rapporto professionale, e a cui tu - TU - hai richiesto l'amicizia.
E andando al contrario: ma che ca##o richiedi l'amicizia col tuo profilo Facebook privato ad una persona con cui hai un rapporto professionale, sapendo bene quale genere di utilizzo fai e hai fatto del profilo in passato, quale è il tuo genere di post?!

Boh? Poi sono io quella strana.

07/11/17

E le bambine?

La domanda è un grande classico. È la seconda cosa che mi chiedono tutti, ma è la prima a cui danno davvero ascolto.

Le bambine stanno bene, si sono ambientate e, finora, non si lamentano del freddo. A scuola vanno bene, non ci sono stati cambiamenti nella rendita didattica: la materia in cui Matilde ha i voti peggiori è l'educazione motoria e Angelica ha preso l'abitudine di rifilare gli spinaci della mensa ad una sua compagna che ne va pazza e che, inspiegabilmente, si siede sempre accanto a lei quando ci sono gli spinaci per contorno.
Mi sembra che tutto proceda esattamente per come ci aspettavamo.

Se poi, incidentalmente, a qualcuno interessa sapere come sto io, potremmo avere modo di parlarne in futuro.

06/11/17

Una cosa bella

"Sai, mamma, una cosa bella della scuola di Torino è che l'acqua dei rubinetti è potabile, quindi se mi finisce la bottiglietta, chiedo di andare in bagno e vado a riempirla"

Già. Se penso che alla scuola di Bagheria, quando comunicai che Matilde avrebbe messo un apparecchietto mobile per i denti e che avrebbe avuto bisogno di andare in bagno più volte per sciacquarlo, mi consigliarono di farglielo sciacquare con l'acqua della propria bottiglietta perché, dovendolo mettere in bocca, loro non erano sicuri che sarebbe stato opportuno usare l'acqua dei rubinetti, sì, è proprio una cosa bella di questa nuova scuola di Torino.

04/11/17

Soddisfazioni

Dopo un mese intero di ferma (settembre) e un mese intero di ripresa lenta, graduale e non sempre soddisfacente di pratica yoga, stamattina sono riuscita a assumere, pur per pochi secondi, le asana avanzate che padroneggiavo a fine agosto.
La vecchia pellaccia va solo curata, educata, accompagnata, accettata nei suoi limiti ed esercitata, poi ti da le sue soddisfazioni.

02/11/17

Masterchef baby

Angelica ha una nuova fissazione: un canale youtube dove si mostrano vari "trucchetti" per i piccoli inconvenienti quotidiani (life hacks, credo che si chiamino) e un altro dove vengono realizzati lavoretti creativi in circa 5 minuti (5 minutes craft, se non ricordo male).
Il problema è che adesso se ne va in giro ad "atturrare" (termine tecnico) la gente spiegando questi trucchetti o questi lavoretti usando parole come "si prende una cosa così, tipo quella di là, però più stretta" ecc. Il risvolto positivo, invece, è che sta sviluppando un "senso del craft" (che ahimè conosco bene) che, associato alla sua innata spiccata manualità, tira fuori certe perle come queste.



Ed ecco che una parca cena a base di banalissimi spinaci saltati e purè di patate, viene arricchita da "carote temperate" e abilmente disposte a roselline.
Sono curiosa di scoprire a cosa porterà questa passione rivelata. Nel dubbio nascondo ben bene la pistola per la colla a caldo, ché non si sa mai.

31/10/17

Bellissimo

E' stato bellissimo.
Non tanto l'aver ricevuto un invito. Non tanto il fatto che lei, da vera potterhead figlia di potterhead, pensando a un fantasma ha scelto di travestirsi da Mirtilla Malcontenta.
Ma il fatto di andare lì, a riprenderla dopo 6 ore ininterrotte di festa di halloween e trovarla seduta a cenare, con alcuni suoi nuovi compagni, allegra, serena, e vederla salutare dagli altri con sincero e caloroso affetto, e sentirla raccontarmi di quanto si è divertita con gli occhi che luccicavano di gioia ed entusiasmo, ecco, questo sì. Questo è stato bellissimo.
Perché più di tutto temevo per Matilde, ormai in un'età difficile senza doverci pure mettere necessariamente il carico di un trasloco e un impianto in un ambiente nuovo e già formato, e avevo paura che i compagni la isolassero o si isolasse lei stessa. Invece è lei, sta bene, si è inserita. E' bellissimo.

30/10/17

Il primo passo

La scorsa settimana ho assistito al primo passo di uno dei due bambini che accudisco. Non ho detto nulla ai genitori perché credo che il primo passo sia uno di quegli eventi sacri cui i genitori dovrebbero assistere in prima persona. I bambini stanno più tempo con me che con loro, ma questo non mi autorizza a "rubare" questi eventi epici. Ero sicura che avrebbe continuato ad esercitarsi nel fine settimana, dando modo ai genitori di assistere all'evento.
Stamattina, invece, durante le chiacchiere con passaggi di consegne e istruzioni del padre, lui non ha fatto alcun accenno ad eventuali primi passi in autonomia del bambino, dunque ho dedotto che il piccolo non si è esercitato affatto in mia assenza.
Stasera, quando me ne sono andata, gli ho sussurrato "Dai, fatti vedere da papà mentre cammini, e domani mi apri tu la porta, va bene?"
Vedremo.

27/10/17

Fastidio, sollievo e orgoglio

Fastidio è sentire il telefono di tua figlia che squilla alle 22.
Sollievo è sentire che è una sua compagna di classe che ha un problema di computer, pen drive, lettori dvd e file.
Orgoglio è sentire che lei, non solo si presta ad aiutare la compagna da remoto, ma che le da anche le informazioni corrette per risolvere il problema.

26/10/17

La femmina e il cerotto

"Mamma ma dove stai andando vestita così?"

Sono le 14.30. Alle 15 ho appuntamento con un'amica in centro: lei si trova qui di passaggio e sarebbe un peccato non riuscire nemmeno a prendere un caffè insieme, tanto più che oggi io non lavoro. Ora: la mia uniforme lavorativa prevede abiti comodi, preferibilmente vecchi e già logori o macchiati, ché tanto finiscono scacazzati, sbavati, spernacchiati, sputazzati di pappe varie ecc.
Se non lavoro sto a casa a fare pulizie, spesa ecc, per cui mi vesto comoda. Per una volta che ho un evento da "donna" che non necessariamente significa mamma, o surrogata della, mi posso vestire da "femmina"? Una volta tanto? Un abitino, i tacchi... I collant, questi sconosciuti.

Bene. Tranquillizzo la figlia maggiore, procuro una baby-sitter per quella minore e vado.
Vado in giro, vestita da femmina.
Mi specchio nelle vetrine, mi godo gli sguardi degli uomini, mi congratulo per il mio aspetto.
Poi salgo sull'autobus e quando faccio per prendere il biglietto mi ricordo di sfoggiare alla mano destra un glamourissimo cerotto dell'ikea con le coccinelle.
Davvero.

Morale: puoi tirarti a lucido quanto vuoi, ma la tua identità segreta di mamma strampalata salterà sempre fuori.

25/10/17

Stavi per farmi piangere

"C'è un problema. Non trovo Isotta".
Questo allarmante messaggio mi era stato mandato dall'Amico Nerd sabato scorso, qua do era andato a casa mia (a Torino) a dare l'acqua alle piante mentre noi eravamo a Palermo.
Isotta è la nostra animaletta domestica, una piccola tartaruga terrestre che, nonostante tutto, è sopravvissuta insieme a noi al trasloco.

Sono stata 48 ore in ansia e allibita per l'accaduto. Dal suo terrario sul balcone non avrebbe mai potuto fuggire, eppure l'aspetto era intatto, senza nessun segno di "effrazione", né umana né animale. (Non stupitevi: ad una mia amica sono entrati appositamente in giardino per rubarle le tartarughe, e gli uccelli sono i più pericolosi predatori urbani).

Torniamo a Torino e, con nonchalance, do un rapido sguardo al terrario che era già stato grossolanamente controllato dall'Amico Nerd, facendo attenzione a non attirare l'attenzione delle mie figlie. Isotta non c'è.
L'indomani provo a controllare più accuratamente, ma quando torno a casa ci trovo già le bambine con la baby-sitter e non ho la possibilità di rovistare a dovere senza che loro se ne accorgano. Nel frattempo, ovviamente, con lo sguardo perlustro i balconi dei piani di sotto, la strada, il marciapiede, la banchina. Non mi aspetto di trovarcela viva, ma se è caduta dal balcone ha di sicuro fatto una bruttissima fine delle quali nessuna pioggia aveva potuto cancellare le tracce.
Niente da fare, bisogna affrontare la situazione, per quanto triste e inspiegabile possa essere.
Il secondo giorno torno a casa e aspetto di restare da sola con Matilde e Angelica.
"Ragazze devo darvi una brutta notizia riguardo Isotta"
Loro si preoccupano e Angelica ribatte "Io ieri l'ho cercata e non l'ho vista!"
"Ecco, è esattamente questo il problema. Non c'è"
Seguono scene di panico, investigazione domestica e stupore quando, dopo qualche minuto, dico "Sentite, l'unica cosa che non ho ancora fatto è rovistare nella terra fino in profondità. Non vi nego che ho poche speranze di ritrovarla perché, lo sapete bene anche voi, quando Isotta si interra non scava mai oltre il primo giro di placche del carapace, ma dato che è l'ultima possibilità, per non lasciare nulla di intentato, prendiamo una paletta e scaviamo"
Una reggeva la torcia (si era ormai fatto buio), l'altra smontava tutti i complementi d'arredo, pezzi di tegole per rifugio e vaschetta dell'acqua, e abbiamo iniziato a scavare.
Niente. Niente. Niente.
La terra era perfettamente compatta, nessuno l'aveva toccata, smossa, frugata.
Scaviamo ancora.
Niente. Niente. Niente. Nien... Oplà!


Che "Grandissima b*ttana" non gliel'ha risparmiato nessuno.
Si era sotterrata totalmente, con almeno due cm di terra sopra il guscio. Ci vuole il letargo, sì, e magari è anche vero che la poveretta sta partendo un po' di più il freddo. Ma almeno avvisa!
E lapidario è stato il rimprovero di Angelica: "Isotta, sei monella! Stavi per farmi piangere!"

Per stavolta ci è finita bene. Isotta verrà trasferita stasera in un'apposita vaschetta da letargo che verrà riposta nel punto più freddo della casa, in modo che possa fare il suo fisiologico letargo senza interferenze, ma che non rischi di farcela letteralmente e drammaticamente morire di freddo nelle notti torinesi.

24/10/17

La rappresentazione

"Lucy, ma tu scrivi davvero così?"
"Così come?"
"Così male. Disordinato, incomprensibile, ingarbugliato"
"Hai descritto perfettamente il mio essere"
"Ma finiscila. Probabilmente è perché non ti sei laureata"
"Eh?!"
"Se tu avessi finito l'università di sicuro avresti imparato a scrivere più pulito e ordinato, a prendere appunti, a presentare testi agli insegnanti..."
"A parte il fatto che la tua è una discriminazione razzista che non sta neanche in piedi perché, senza scomodare i luoghi comuni sui medici, conosco tanta gente laureata che ha una calligrafia scarabocchiata più della mia; ma poi da quale piedistallo pretendi di conoscere le cause della mia grafia disordinata? Stai asserendo che dovuta a una mia presunta mancanza di esercizio. Ebbene, ragazzino insolente del quale proteggo l'identità perché sono una signora, sappi che io ho scritto a mano su quadernoni i miei primi romanzi, che ho scambiato centinaia di lettere vere di carta con almeno una decina di corrispondenti diversi, italiani e stranieri, e che ad oggi prediligo carta e penna ai supporti tecnologici per prendere appunti, liste della spesa ecc"
"Uh, e non c'è bisogno che ti arrabbi"
"Che poi, scusami, ma adesso voglio vedere com'è la tua di calligrafia"
"Io scrivo pulitissimo e ordinatissimo"
"È vero. Sembra scritto coi trasferelli"
"Ecco"
"Beh, dai. La calligrafia è la perfetta rappresentazione del nostro essere. La tua rispecchia la tua mania ossessiva per il perfezionismo, la mia riflette il senso di disagio e inadeguatezza che ha da sempre accompagnato la mia vita"

Il "ragazzino insolente" non è neppure tanto ragazzino, ma io sono troppo buona.

23/10/17

Come un sogno

È successo esattamente al contrario. Negli anni passati ogni volta che tornavo a casa dopo essere stata a Torino avevo la sensazione di non esserci mai stata veramente, come se l'esperienza fosse stata un sogno, un'allucinazione, o banalmente come se l'avessi visto in un film.
Stavolta è stato l'opposto. Dopo esattamente 6 settimane dalla partenza, siamo state un fine settimana in Sicilia, e quando siamo tornate alla casa di Torino ho avuto la stessa identica sensazione, ossia di non essere mai davvero partita. Gli amici e i parenti che ho rivisto, li ricordo come in sogno. Il profumo del mare e il tepore del sole probabilmente erano solo vecchi ricordi di qualche tempo fa.
Ciò che ho fatto e cio che non ho fatto.

È normale questo senso di estraneità alla realtà?

Durante l'ultima seduta dallo psicologo gli dissi che ero molto curiosa di come sarebbe cambiato il mio modo di vivere i ritorni a casa, sia in una direzione che nell'altra. Lui mi ha risposto che generalmente si sviluppa una lieve e fisiologica "seconda personalità": la Lucy di giù e la Lucy di su, uguali ma con diverse peculiarità sviluppate e adattate al contesto, un po' come accade nella differenza tra come si è in ambito familiare e come invece in ambito lavorativo.

Ecco, al momento io temo di non essere ancora nessuna delle due, o forse tutte e due insieme, mischiate e confuse l'una nell'altra, senza riuscire a prendere veramente contatto con il mio ambiente nel momento attuale.

20/10/17

In due minuti

Tutta la gioia, la commozione, il senso di sollievo e appartenenza provati non appena messo piede sulla pista dell'aeroporto, sono stati spazzati via rapidamente dopo i primi due minuti di guida a Palermo.

19/10/17

In senso inverso

Fare il check-in. Scaricare le carte d'imbarco. Prendere le valigie. Uscire. Chiamare un taxi e chiedere di andare in aeroporto. Passare i controlli. Imbarcarsi. Allacciare le cinture. Decollare. Dire "Ciao ciao Torino, ci vediamo domenica".

Per la prima volta, la prima di chissà quante altre volte, abbiamo preso l'aereo al contrario. Partenza e ritorno in senso inverso.
È stato strano, epico, emozionante.

18/10/17

Utile

È faticoso, a tratti logorante, fisicamente pesante, ma il mio lavoro mi piace.
Accudisco due gemelli di un anno appena compiuto, per 11 ore al giorno, tre giorni la settimana.

La mia giornata lavorativa comincia alle 7.50, quando si svegliano, e finisce alle 18.30 circa, quando il padre rincasa.
Li lavo, li vesto, li nutro, gioco con loro, li faccio dormire, li porto al parco, canto per loro e li coccolo.
Una fatica immane, ma mi da soddisfazione. Sarà perché sono due, ma mi sento molto più gratificata rispetto all'anno scorso, quando accudivo una neonata singola. E non è solo un discorso economico (ché ovviamente mi pagano moooooooooooolto di più di quanto mi pagavano l'anno scorso in Sicilia) ma proprio del rapporto coi bambini, coi genitori, e la libertà e fiducia che mi sono state concesse nei riguardi anche della casa.
Una cosa strana, mai provata con nessun altro dei lavori che ho fatto finora: mi sento utile. E mi piace.

17/10/17

Ho perso le doppie

Lo so, lo sento, me ne accorgo quando mi ascolto.
Sto modificando il mio parlare, la mia pronuncia. Non lo faccio volutamente, ma consapevolmente: non mi sforzo ma succede, e me ne accorgo.
Non è più la dddoccia, la rrrana, lo zzzucchero.
Si salvano ancora via Rrroma e il numero trecccento, ma chissà per quanto ancora.

16/10/17

Perché lo faccio

Ho donato il sangue due giorni fa. Qui, a Torino, in Piemonte.
Ho dovuto rifare tutta la trafila per i "candidati donatori" nonostante questa sia stata la mia 24esima donazione, perché la banca dati dei donatori di sangue è su scala regionale, dunque è come se io avessi appena iniziato.

Senza dubbio anche in questo, rispetto alla Sicilia, ho trovato maggiore organizzazione ed efficienza. In meno di due ore ero già di nuovo a casa, ho aspettato il turno per una ventina di minuti al massimo, e dalle finestre dell'autoemoteca si godeva una suggestiva visuale sull'autunno dorato e rossiccio del parco dove sta parcheggiata.

Io ho iniziato a donare il sangue a 18 anni esatti, e mi sono interrotta solo per quei 7 anni tra l'inizio della gravidanza di Matilde e i due anni compiuti di Angelica. Sia prima che dopo dell'intervallo 2005-2012 ho donato sempre, con periodicità regolare. E solo parlandone con il medico che mi ha fatto l'intervista pre-donazione mi sono chiesta il perché.

Per egoismo, forse. Perché in questo modo di sono riuscita ad avere gratis un quadro generale del mio stato di salute almeno due volte l'anno. Un po' per senso del dovere. Perché ho spesso sentito parlare di carenza di sangue nelle riserve degli ospedali siciliani che sono costretti a comprarlo da altre regioni.
Ma forse, soprattutto, perché mi fa piacere pensare di poter essere d'aiuto. D'aiuto a sconosciuti e a titolo totalmente gratuito e anonimo, ma d'aiuto. D'aiuto a qualcuno che ne ha bisogno. Nella speranza che, casomai dovessi essere io ad averne bisogno un giorno, da qualche parte ci sia stato qualcun altro che abbia voluto essere d'aiuto a me.

12/10/17

Tra un anno

Scrivo questo post per rileggerlo tra un anno, all'indomani del mio quarantesimo compleanno.
Voglio parlare di cosa immagino, oggi, per i prossimi giorni e mesi, ciò che desidero che accada, ciò che voglio fare.

Prima cosa: sarò una quarantenne libera, autonoma, indipendente. E non mi riferisco ad una libertà-libertinaggio, né all'assenza di vincoli o legami, e nemmeno ad un'indipendenza economica.
Voglio essere addentro alla mia vita, in libertà, autonomia e indipendenza, e soprattutto in consapevolezza di chi sono e come vivo.

Seconda cosa: voglio lavorare, molto e bene; voglio che i miei datori di lavoro siano soddisfatti di me, ed io di loro.

Terza cosa: voglio festeggiare il mio compleanno con una festa vera. Festeggiare, ballare, ridere, mangiare, gioire. Che siano 100 invitati o soltanto due, l'anno prossimo festa grande come neanche per i 18.
E festeggerò tutto, i quarant'anni compiuti e i traguardi raggiunti.

11/10/17

39 e 10

Ciò che è davvero sorprendente, della giornata di oggi, non è tanto il fatto che io compia 39 anni, quanto il fatto che questo blog ne faccia 10.
È ufficialmente l'impresa più duratura che abbia mai portato avanti nella mia vita.

10/10/17

Ci avevo sperato

"Mamma ho fatto vedere alla maestra la custodia che mi hai fatto per lo strumento di calcolo matematico (*) e le è piaciuta molto"
"Bene, sono contenta. Le hai detto che te l'ho fatta io?"
"Sì, e mi ha detto che sei brava a cucire"
(Brava figlia mia, magari ci facciamo pubblicità, magari alle tue compagne piace e chiedono alle loro mamme di fargliela e le loro mamme non le sanno fare e ce le commissionano. Anche a 5 euro ciascuna...)
"Oh, e tu l'hai ringraziata da parte mia?"
"Sì, certo. E le ho anche detto che è davvero incredibile pensare che sei stata capace di farla a partire da una vecchia gonna jeans che hai comprato al banco dell'usato al mercatino"

Rumore di sogni artigianal-imprenditoriali infranti.

(*): La maestra di Angelica utilizza un metodo non convenzionale per insegnare la matematica, che prevede l'utilizzo di uno strumento che somiglia ad un pallottoliere. Io sono stata capace sono di cucirgli una custodia. Tutte le altre funzioni - spero - le imparerà lei.

06/10/17

Conosci una famosa

"Mamma, ma dove devi andare oggi pomeriggio?"
"Vado ad un convegno letterario, ma in realtà non lo seguirò. La relatrice è un ragazza che conosco solo virtualmente da più di 15 anni e finalmente si presenta l'occasione di conoscerci di persona"
"La relatrice?"
"Sì, la persona che parlerà. Lei insegna all'università, è molto appassionata ed esperta dell'argomento. Ha anche scritto alcuni libri a riguardo"
"Uaaaaaao! E tu quindi sei amica di una professoressa universitaria, che scrive libri e fa la relatrice ai convegni? Ma quindi è una famosa!"

Non ho ben capito se essere fiera delle mie amicizie altolocate o, visto lo sguardo di Matilde, esserne gelosa.

05/10/17

Autunno

Da quando stiamo a Torino abbiamo scoperto l'esistenza di una stagione che era, per noi, un po' come una figura mitologica: l'autunno.
La mattina fa freddino, devi vestirti bene e indossare una giacca media. Dopo le 11 inizia a riscaldare, arrivi alle 14 in maniche corte e ci rimani fino alle 18-19, ossia il tramonto. Appena cala il sole torna il fresco, e l'indomani si ricomincia da capo.

A Palermo l'autunno non esiste. Si va al mare da Pasqua a Natale, ci si lamenta del freddo da Natale a Pasqua. Due stagioni. Facile. Semplice da ricordare e anche un po' da vivere.

04/10/17

Ora sì

Adesso ci siamo tutte.


Adesso è davvero casa.

03/10/17

Condizionale di cortesia

"Lucy, prima di andar via, hai voglia di cambiare il pannolino a S.?"

S. è una dei due bambini che accudisco. Se ho voglia di cambiare l'ennesimo pannolino cacato? Lo faccio per soldi, mica per passione. Come potrei mai averne voglia? Se lo devo fare lo faccio, ma solo perché è una delle mansioni del mio lavoro. Lo faccio perché mi paghi, non perché ne ho vogl... Aspetta. Ora che ci rifletto, questa è una delle vostre curiose costruzioni sintattiche scorrette. Che ci fate una testa tanta per la transitivizzazione del verbo "uscire" ma non è che voi siate esenti da sgrammaticature.

"Sì, certo. Cambio il pannolino e poi vado"

02/10/17

Quanto stiamo imparando

"Ciao Angelica. E allora? Com'è andata a scuola?"
"Bene"
"E la mensa? Che hai mangiato?"
"Pasta con il pesto, poi la carne fatta a pezzettini piccoli e l'insalata"
"Insalata?"
"Si"
"Intendi dire lattuga?"
"Si"
"Tu mangi lattuga?"
"Si"

Alla nuova scuola stiamo imparando molto di più del semplice programma ministeriale

29/09/17

Il bello delle cose nuove

Il bello di cambiare casa è che diventa (anche) l'occasione per acquistare nuovi utensili e accessori. Ad esempio: non te li porti dietro i coltelli di 12 anni fa, tutti azzannati, ma te li compri nuovi, belli, affilati, prestanti.
Il problema è che tu ti eri abituata a maneggiare quelli azzannati, con sicurezza e faciloneria, e alla prima mezza occasione di usare quelli nuovi, poco ci manca che ti tranci di netto un dito.

28/09/17

Giornata piena

Un volo dal seggiolone da parte di uno dei bambini che accudisco, una discussione con la ragazza che si occupa delle mie figlie, una coppia di amici che si sposa.
Non ci possiamo lamentare.

27/09/17

Buona idea... oppure no

Buona idea: pensi di sfruttare la mattina libera per andare all'ikea a comprare quella cinquantina giusta di euro di accessori e ammenicoli per la casa che ancora ti mancano.
Ottima idea: ci vai coi mezzi pubblici così ti risparmi il traffico e lo stress di doverti spostare da sola su percorsi che non conosci ancora bene.
Pessima idea: decidi di andare all'ikea a comprare due buste piene di indispensabili utensili e complementi d'arredo e muoverti a piedi, in autobus, navetta e metropolitana trascinandoti dietro sette quintali di roba.

26/09/17

Risollevare una serata

Ricevere la telefonata dell'ottuagenaria baldanzosa che alla Sagra del Tomino di domenica scorsa ti ha venduto un biglietto della lotteria di beneficenza e adesso vuole comunicarti che hai vinto il tredicesimo premio, ossia un cesto di salumi e formaggi, può essere il diversivo inaspettato che ti risolleva una serata.

25/09/17

La vera casa

"La vera casa è dove c'è lavoro" mi ha detto il ragazzo marocchino che è venuto a montarmi la cucina nuova a Torino.

No, avrei voluto replicare, la vera casa è dove puoi cucinare usando la tua padella preferita, che ti sei portata dietro per 1500 km, temendo per la sua incolumità molto più che per altri bagagli.

22/09/17

Il silenzio

Una cosa davvero nuova nella nostra vita, è il silenzio.
Nonostante abitiamo lungo una strada grande, trafficata, di collegamento tra la città e la prima cintura, in un palazzo di 5 piani tutti abitati, circondati da scuole, chiese, uffici pubblici e un grande mercato, c'è silenzio.
Niente campane moleste da parte di chiese che si arrogano il diritto di scandire i tempi degli abitanti del luogo. Niente vicini che litigano, che urlano, che inveiscono l'uno contro l'altro: magari lo fanno, ma a bassa voce. Niente macchine con l'autoradio a palla.
E, manco a dirlo, le più chiassose del quartiere siamo noi :-D

21/09/17

Spoiler matematico

Seguo Matilde mentre risolve un'espressione di aritmetica con potenze e frazioni. A un paio di passaggi dalla fine le dico "Dai che sta andando bene. Il risultato è 2".
E lei, un po' scocciata: "Mamma, non mi spoilerare l'espressione!"

20/09/17

A Torino

A Torino ti danno del tu; quando ti raccontano di essere stati "al mare, giù" intendono dire in Liguria; te lo vendono per "pane come una volta" ma non hanno la minima idea di cosa sia veramente il pane, continuassero a fare i grissini che gli riescono molto meglio; hanno un'organizzazione efficientissima delle code negli uffici comunali e/o pubblici ma vanno in tilt non appena in sala d'attesa ci sono più di 6 persone perché non sanno gestire una tale folla; hanno due costrutti grammaticali orribili e non si rendono conto che è sbagliato dire "Facciamo che restare solo più cinque minuti"; si lamentano del traffico se ci sono 4 macchine davanti a loro; vanno in giro con la t-shirt anche se ci sono 19° perché comunque siamo ancora a settembre; vendono i limoni a 3,50 euro al kg; il chewing-gum lo chiamano "cicles", e soprattutto questa cosa ha fatto molto ridere le mie figlie.

07/09/17

Il vero cambio

L'inequivocabile segno che la tua vita sta cambiando, fisicamente e metafisicamente, non è quando fai la voltura delle utenze, o la disdetta del contratto telefonico, o l'iscrizione a scuola o il cambio anagrafico di residenza, o quando acquisti un abbonamento annuale al servizio di trasporti pubblici della tua nuova città.
No.
Il segno inequivocabile è quando ti fai il giro di tutti gli shop online che frequenti per modificare l'indirizzo di spedizione predefinito.

06/09/17

Chiavi e pennelli

Ieri ho avuto le chiavi della nostra casa di Torino e oggi abbiamo iniziato a dipingere, pulire, aggiustare, manutenere.
Mi fa strano.
È la quinta casa della mia vita (la quarta di cui ho memoria) eppure è la prima che allestisco da sola, seguendo solo il mio gusto e il mio modo di vivere.
E il mal di schiena pesa di meno.

05/09/17

In economia

"Oooooh, nipotine mie! Ma che bella rosa che mi avete regalato!"
"Eh già, nonna, è proprio bella. L'abbiamo scelta noi"
"Ed è anche di un colore particolare. Questo arancione è davvero bello"
"Beh, sì. È il colore delle rose che costavano di meno"

=8-0

04/09/17

L'ho fatto

La traversata è andata tutto sommato bene: il mare è stato un po' mosso ma siamo arrivate sane e salve.
La macchina è andata alla grande: nonostante il carico, ha fatto il passo del Turchino senza esitazioni, è da lì è arrivata spedita a Torino.
La famiglia e gli affetti in generale ci hanno accolto con grandi premure, cure e attenzioni.

L'ho fatto. Ho portato le mie figlie a Torino, verso una vita nuova.

02/09/17

Lo sto facendo

Lo sto facendo davvero


01/09/17

Lasciare

"Cosa sta lasciando?" mi ha chiesto lo psicologo.
Non sto lasciando nulla. Me ne sto andando per intero e completamente. Sto rinascendo a nuova vita, ma ho tutta l'intenzione di mantenere intatta la memoria di quella precedente, nel bene e nel male, nei traguardi e negli insuccessi, nel coraggio, nella forza e nei sensi di colpa.

"Quanti ne stai lasciando?" mi ha chiesto Gandalf.
Quanti ne sto lasciando di che? Di sogni? Di dispiaceri? Di amici? Di rimpianti? Di disagi? Di parenti? Di saluti non fatti, baci non dati, lacrime non versate, abbracci non stretti? Alcuni. Non moltissimi, ma indubbiamente alcuni, sì.

Sto lasciando molto, ma mi sento come se non fosse così. Me ne sto andando completa, e sono sicura di portare con me ogni cosa, persona, ricordo, emozione, sentimento importante nella mia vita.
Mi sto portando la serenità, l'ottimismo, la gioia e l'emozione del ricominciare una nuova vita. Mi sto portando la paura e l'apprensione, la preoccupazione per me, per le mie figlie, e il lavoro, e l'inverno, e gli accordi con l'ex marito, e la responsabilità che sento decuplicata. Mi sto portando il senso di colpa. Mi sto portando la determinazione nel fare una scelta che migliorerà la qualità della nostra vita.
Mi sto portando tutto: tutto di me e tutto delle cose che hanno fatto di me quella che sono adesso.
E poco importa se, fisicamente, alcune di queste si troveranno lontane.
Le cose davvero importanti ce le ho dentro, anche se a 1500 km di distanza.

(La domanda completa di Gandalf era: quanti ne stai lasciando di amici in lutto)

31/08/17

Di 14 pacchi

Al momento attuale ho riempito 14 scatole con la vita mia e delle mie figlie. Alcune sono giunte già a destinazione, altre sono in viaggio, altre ancora non sono ancora partite. 14 pacchi con biancheria per la casa e per le persone, accessori, piccoli oggetti importanti, elettrodomestici, beni di seconda necessità e tanta carta igienica a fare da cuscinetto.
Mi sono passate tra le mani le cose più utili e inutili, cariche di ricordi e assolutamente insignificanti. preziose e dozzinali. 13 anni di vita mia e delle mie figlie. Non ho fatto una piega quando, con un pizzico di apprensione, sono andata a spedire piatti e bicchieri, la mia padella preferita, i libri di Harry Potter, il computer o la collezione di pupazzetti delle mie figlie. Non un briciolo di esitazione o emozione, nemmeno nell'imballare gli oggetti preziosi.
Ma la macchina da cucire no.
Smontarla dalla sua postazione, riporla nel suo imballaggio originale e poi dentro uno scatolo più grande, insieme a tutta la roba per il cucito, e chiudere il tutto e imballarlo per bene... ecc. E' stato a quel punto che ho pianto.

Ho impacchettato la vita pubblica e intima mia e delle mie figlie senza fare un fiato, ma di 14 pacchi, quello che mi ha fatto crollare è stata la macchina da cucire.
Forse perché è l'unico oggetto su cui trasferisco davvero la mia identità. Di certo non riuscirò a stare tranquilla fino a che non sarò sicura che sia giunta a destinazione.

30/08/17

Lo dice la parola stessa

Matilde: "Sai, Angelica, se più tardi lo zio ci porta in piscina ti accorgerai che è più difficile nuotare"
Angelica: "In che senso?"
"Nel senso che è più difficile galleggiare, devi fare più fatica per nuotare"
"Ma perché? Anzi la piscina è più piccola del mare"
"Non è per la dimensione della piscina, ma perché l'acqua della piscina è acqua normale, invece quella del mare è salata"
"Aaaaaaah, ho capito! Quindi nel mare è più facile nuotare perché nell'acqua c'è il sale"
"Esatto"
"Eh, visto che l'acqua è salata si galleggia. Perché c'è il sale, e infatti si chiama SALE, perché ti fa salire".

:-D

29/08/17

Ora mi sto un po' scocciando


Cara Julie, lo so che sei vecchia e stanca, almeno quanto me, ma ormai sta andando a finire che la gente pensa che abbiamo una tresca il meccanico ed io per tutte le volte consecutive che tu ci devo portare, e siccome quello è un attempato cinquantenne che non mi piace nemmeno un po', ecco io mi sto un po' scocciando di sta cosa.

28/08/17

Commiato #5: Andrea

Non ho mai più visitato la tomba di Andrea dopo il suo funerale.
Spesso, in questi 17 anni, sono passata in macchina dallo svincolo autostradale per il paesino dove si trova sepolto, ed ogni volta mi sono ripromessa di farcela, una volta, un gita fuori porta e con l'occasione fargli visita. Non l'ho fatto mai. Non so il perché. Forse perché tanto non scappa, sta lì e ci resterà per sempre.
Ma adesso sono io che me ne sto andando, sono io che non starò più qui. Chissà quando se ne riparlerà di passare di nuovo lungo quell'autostrada. Me ne sto andando e sto organizzando la tabella dei saluti alle persone più care. Era doveroso inserire anche lui.
E così ci sono andata. Ci sono andata in compagnia, perché forse andarci da sola sarebbe stato peggio, ci sono andata di proposito, deviando dal percorso più veloce appositamente per passare da quel paesino, e ci sono andata partendo presto la mattina per essere sicura che il cimitero fosse ancora aperto.
E' stato un piccolo sollievo accorgermi di ricordare quasi precisamente la localizzazione della cappella di famiglia. Nonostante 17 anni di vita intensa e ricca, non ho dimenticato quel giorno, quel momento, quel dolore.
Dopo aver girovagato guidati in modo sbagliato e confuso dal guardiano, ho seguito il mio istinto e i miei ricordi, e l'ho trovato.
L'ho salutato. E' stato rassicurante, doveroso, triste. Importante.

25/08/17

La firma

"Buongiorno, noi siamo qui per rinnovare la carta d'identità della bambina"
"Bene. Documento in scadenza della bambina... Ah, è nata nel 2005. Allora deve apporre la firma"
"La bambina?"
"Sì. Dato che compie 12 anni nell'anno in corso, deve firmare anche lei i moduli e può firmare la carta d'identità"

E tu la vedi, seduta, tutta concentrata, che prima ti chiede se si firma mettendo prima il nome o il cognome e poi, come se non avesse mai fatto altro nella vita, firma lì, dopo la X, gira il modulo, mette le altre firme al posto giusto e, infine, deposita la sua firma sulla terza carta d'identità della sua vita.

"Mamma, papà, adesso è ufficiale: dovete smetterla di parlare di me definendomi bambina!"

24/08/17

Commiato #4: la brioche caffè e panna

Non amo particolarmente la panna, tranne che sul gelato al caffè, ma non tutte le gelaterie offrono il gusto al caffè, e ancora meno sono quelle che lo fanno davvero buono.
Una di queste è una delle storiche gelaterie della mia cittadina, che ha da poco ristrutturato interni, esterni e menù, aggiungendo anche una sezione di gastronomia espressa e pizzeria, ma per fortuna mantenendo intatto il gelato al caffè.
E la vera "morte" del gelato è nella brioche (alla siciliana), dunque la quarta tappa del percorso di commiato alla mia terra passa da qui.

23/08/17

Kamikaze

Avere due ospiti napoletani a cena e decidere di preparare la pizza in casa è un po' come offrirsi volontaria kamikaze.

22/08/17

Commiato #3: l'addio ai monti

Non sorgono affatto dalle acque, ma ho voluto congedarmi anche dalle montagne, dalle mie montagne, le Madonie.


Ho trascorso due giorni a girovagare tra alcuni paesini del Parco delle Madonie: aria fresca, pane buono e stradine strettissime, dove più di una volta ho temuto di rimanere incastrata con la macchina.

Sto per trasferirmi vicino alle montagne, quelle vere, e non sarà solo del mare che sentirò la mancanza.

21/08/17

La professionalità

Vedere la sicurezza con cui il meccanico mette le mani dentro il cofano della mia macchina mi fa pensare all'effetto che deve avere, sugli altri, la sicurezza con cui io maneggio un capo di vestiario da riparare o modificare.
Un tipo di lavoro manuale che non è da tutti e per il quale in pochi si azzaderebbero a improvvisare.

(Sì, ho avuto un ennesimo imprevisto con la macchina, mannaggiallei, che sembra proprio che ce la stia mettendo tutta per NON farsi portare a Torino)

10/08/17

Commiato #2: l'alba alla casa di campagna

Quando ero bambina, i miei genitori portavano me e i miei fratellini a trascorrere tutta l'estate qui, nella casa di campagna dei miei nonni materni. 
Ci traslocavano intorno al 15-20 giugno, appena finita la scuola, e ci recuperavano il 15-20 settembre, massimo un paio di giorni prima che ricominciasse, e loro venivano a trovarci solo la domenica.
Detta così sembra la trama di uno quegli innumerevoli e tristissimi cartoni animati con cui ci siamo rovinati l'infanzia, noi nati tra gli anni '70 e '80, ma in realtà a noi piaceva molto, perché i nonni erano molto più permissivi dei genitori, e poi c'era la campagna, coi gatti e i cani, e la terra nella quale rotolarsi tutti insieme, bambini e animali, e sporcarsi.
Solo una cosa non mi piaceva: che la casa si attivava presto, perché i miei zii andavano a a lavorare all'alba, e la nonna preparava loro la colazione tenendo accesa la TV su una rete privata locale che trasmetteva telenovelas sudamericane, e di conseguenza anche noi finivamo per svegliarci presto (e ci facevamo una cultura e un'educazione sentimentale e sessuale basata sulle telenovelas).
Spesso, prima ancora di fare colazione, uscivo in campagna proprio per vedere il sole sorgere, che lì, in estate, sorge proprio dal mare.

Ormai da tanti anni mi sveglio fissa prima dell'alba, ma per altri motivi che mi portano a restare in casa.
Stamattina ho deciso di uscire prima di fare tutto il resto. E questa è stata la seconda tappa del mio commiato a questa terra: vedere l'alba dalla casa di Trabia.


09/08/17

Produzione industriale

I primi, di prova, sono venuti ottimi e sono spariti prima ancora di lasciarli insaporire sott'olio. I secondi sono venuti meglio, perché abbiamo corretto qualche imprecisione e li abbiamo già messo in conserva, ma sono pochi, solo quattro barattoli, e l'orto continua a produrre a tonnellate e non accenna a smettere.


(La tavola è lunga 2 metri e quello è il raccolto del solo 60% delle piante di pomodoro. Ma tanto fa così caldo che in 5-6 giorni massimo si seccano a dovere, dunque il restante 40% aspetterà. Anche perché noi non siamo attrezzati, e un'altra tavola così non ce l'abbiamo!)

08/08/17

Piccolo screanzato

"Ah, anche io andavo da loro tempo fa" mi dice il giovane collega del mio amico Gandalf notando il nome di un'associazione di donatori del sangue sulla copertina della mia agenda.
"Davvero? Io un po' di tempo fa lavoravo anche da loro, ma probabilmente tu non puoi ricordarti, sei troppo giovane"
"Io ci sono andato fino a due o tre anni fa"
"Figurati, io ho fatto la volontaria dal 1998 al 2003"
"Beh, a quei tempi io andavo alle scuole elementari"

Sì, lo immagino, ma non sottolinearlo con quel tono. Ricordati che i ragazzini devono comunque portare rispetto agli anziani. Tzè.

07/08/17

Commiato #1: l'acchianata a Santa Rosalia

Il mio percorso di commiato alla mia terra è iniziato con lo storico pellegrinaggio al santuario di Santa Rosalia, patrona di Palermo.

Non l'ho fatto (mai) per devozione, per quanto io sia da sempre affascinata dalla figura di Rosalia. L'ho fatto perché era uno dei modi in cui volevo salutare la Sicilia.
Un'ora e mezza di scarpinata lungo il sentiero, in compagnia della mia amica più preziosa, un po' in silenzio, un po' chiacchierando, ridendo, riflettendo, arrancando e sudando. Esattamente come siamo sempre state noi quando siamo state insieme, ed è stata una maniera bellissima di salutare anche lei, oltre che la città di Palermo.







04/08/17

Ma va tutto beneeeeeeeeee!!!

A casa mia non funziona più il condizionatore della zona living.
In campagna ci siamo accorti che da almeno una settimana l'impianto di irrigazione programmata non irrigava più, né programmatamente né manualmente.
Alle 2.30 di notte mi arriva il messaggio di mio fratello che è rimasto in panne con la macchina.
E mancano esattamente 29 giorni alla partenza.

Ma va bene. Va tutto bene.

03/08/17

Archeologia

Questa permanenza nella casa di campagna si sta rivelando sempre più imbarazzante e compromettente agli occhi delle mie figlie.
Dopo gli orrori della moda autentica degli anni '90, da armadi e cassetti saltano fuori cose di questo genere.

02/08/17

Cielo



...nessun cielo è mai altrettanto azzurro come quando si riflette sul mare.

01/08/17

Come stai?

Come una che ha 33 giorni di tempo per impacchettare la sua vita e spedirla.


31/07/17

Cosa potrà mai significare?

"Mamma posso mettermi questo vestitino vintage che ho trovato in un vecchio armadio a casa dai nonni?"
"Certo. Tieni presente che questo non è un vestito di moda anni '90. È originale del 1990. Siine fiera."

E quando tua figlia quasi-dodicenne indossa un tuo vestito di quando eri tu quasi-dodicenne, capisci che la vita ti sta dicendo qualcosa, ma non riesci a focalizzare esattamente cosa.

28/07/17

...non perdere il vizio

Se hai un piccolo e non urgente lavoro di cucito da fare e ti ritrovi con la tua macchina da cucire già imballata per il trasloco, la scelta più ovvia sarebbe quella di rimandare. Potresti anche provare a cucire a mano, ma il tuo tunnel carpale è in portentoso miglioramento e non ti va di rischiare.
Che fai? Rinunci? 
Ti guardi intorno. Nella casa di campagna dei tuoi genitori, già dei tuoi nonni, c'è una vecchia Pfaff, meccanica tedesca, corpo in metallo, mobiletto originale, ultima manutenzione nel 1988.
Che fai? Rinunci?
No. La apri, la guardi, ci discuti, ci prendi confidenza, la accendi, la sistemi, la metti in funzione.


Non puoi farci niente. Del cucire non riesci proprio a perdere il vizio.

27/07/17

Il momento di tacere

Ed è quando l'addetta alla segreteria della scuola esce isterica dalla sua stanza, a passo spedito raggiunge la portineria e fa un cazziatone epico ai bidelli che continuano a far entrare gente nonostante sia finito l'orario di ricevimento e dietro la sua porta ci siano ancora una dozzina di genitori in attesa, che tu, che stavi per dire che nn devi consegnare la documentazione per il contributo ai libri di testo, ma un semplice modulo già compilato, decidi che è meglio stare zitta, prima che se la prenda con te, e fare pazientemente il tuo turno di 40 minuti per una cosa di 40 secondi.

26/07/17

Nascondino


"Eppure giurerei di averlo visto passare per di qua"

(La schiena è la mia. E i graffi pure...)

25/07/17

Pomodori

Cosa succede se l'orto della casa di campagna dei nonni inizia a produrre tonnellate di pomodori senza lasciare il tempo di consumarli?


Sfruttando sapientemente il lavoro minorile, spacciandolo abilmente per attività creativa-manuale-divertente, lì si trasformano in pomodori secchi! :-D


24/07/17

Me ne sono resa conto

Del fatto che piangere durante le fasi di imbarco, decollo, crociera e atterraggio è controproducente per almeno tre motivi: 1) ti guardano strano; 2) arrivi a destinazione con il trucco colato, gli occhi rossi e cerchiati e i finanzieri coi cani ti guardano strano e ti fanno annusare; 3) per tutta una serie di ragioni idrauliche, durante turbolenze o aggiustamenti di rotta nei quali l'aereo sale o scende un po', dentro le orecchie ti arrivano fitte dolorose e tu fai smorfie per le quali ti guardano strano.

Del fatto che il nord riesce ad essere più afoso del sud.

Del fatto che fare un bagno al fiume può rivelarsi un valido surrogato del mare.

Del fatto che al nord il mestiere di tata è un lavoro vero e rispettato, le famiglie ti pagano adeguatamente alle loro pretese e ti propongono pure un contratto con tanto di contributi, ferie, tredicesima e indennità di malattia, che sono cose che dalle mie parti non vengono garantite neppure agli impiegati, figuriamoci alle baby sitter.

Del fatto che può fare molto caldo, ma il sole in pianura non sarà mai così cocente come è al sud.

Del fatto che negli uffici pubblici si parla a bassa voce, si rispettano i turni, ci si deve prenotare in anticipo per molti servizi e che gli addetti alla reception sono gentili e garbati anche se non sanno sorridere.

Del fatto che al mercato i fruttivendoli sono tutti siciliano o nordafricani (che potrebbe sembrare la stessa cosa ma non è).

Del fatto che sei capace di sentirti a casa nel bel bezzo di un mercato cittadino solo perché scambi due chiacchiere in dialetto stretto con una signora originaria di Caltanissetta che vende patate e cipolle.

Del fatto che non ti fa paura prendere in braccio neonati sconosciuti figli di genitori sconosciuti durante gli incontri di colloquio e prova pratica.

Del fatto che stranamente la frutta costa di meno al nord.

Del fatto che mai e poi mai saresti stata felice di fare da baby sitter a tuo nipote, perché ti ha dato fastidio lo spontaneo distacco emotivo con cui te ne sei occupata in una - fortunatamente - unica occasione in cui ti è stato chiesto di farlo in un assetto quasi professionale; tu lo vuoi viziare in modo quasi criminale quel bambino, e non accudirlo professionalmente.

Di quanto può squillare forte il tuo telefono quando ti chiamano per comunicarti che hanno scelto un'altra perché gli dava una disponibilità oraria maggiore, ma tu hai dei limiti dettati dal tuo essere madre a tua volta, e dal non voler considerare nemmeno per un po' la possibilità di rinunciare al tempo, già breve, che potrai trascorrere con le tue figlie, solo per accettare un lavoro più impegnativo.

Del fatto che ormai puoi affermare di saper guidare bene tutti i tipi di macchina e su tutti i tipi di strada, anche che nono conosci.

Di come un film giapponese riesca a tenerti incollata allo schermo del cinema semi vuoto per due ore intere senza nemmeno che te ne accorgi.

Del fatto che quando hai iniziato a frequentare Torino, 10 anni fa, il gelato era osceno, mentre negli ultimi tempi si è diffusa la cultura del gelato di pregio (e non è un caso che sia cresciuta in maniera proporzionale alla popolazione originaria del sud) e sta andando a finire che lo trovi quasi più buono rispetto a quello di casa tua.

Di come ti ritrovi a piangere a dirotto, sul divano, quando sei solo a metà della tua permanenza, perché senti la mancanza fisica delle tue figlie.

Del fatto che andare da sola al cinema, all'orario dei ragazzini, vestita da milf, incoraggia al rimorchio il barista interno, che dopo aver tentato una battutaccia sul caffè se ne sta mogio mogio ad osservarti da lontano mentre tu non lo c@chi.

Del fatto che il pane quello vero lo fanno solo al sud.

Del fatto che la fortuna, a volta, ti guarda.

Del fatto che i laghi e i fiumi sono luoghi talvolta incantati, che ti fanno sentire avvolta da Madre Natura, immersa nell'odore di acqua e di terra e di foglie e di umori, ma che mai nessun cielo è altrettanto azzurro come quando si riflette sul mare.

Del fatto che una telefonata può risollevarti la giornata, la settimana e l'intera prospettiva per il futuro prossimo, quando ti chiamano per dirti che gli sei piaciuta e che ti hanno scelta per accudire i loro figli.

Del fatto che sei capace di preparare la caponata più buona del mondo anche con gli ortaggi che compri al nord.

Del fatto che stai prendendo l'abitudine a stare da sola e che sperimentare una convivenza quotidiana per quattro settimane intere ti porta a sbilanciarti sul filo teso dell'esistenza sulla quale fai la funambola, ma vuoi essere ottimista e credere che riuscirai a riequilibrarti con l'aiuto del giusto sostegno.

Del fatto che ti mette in imbarazzo rispondere ad altre chiamate che ti confermano l'intenzione di assumerti, perché ormai ti sei impegnata, ma che ti lusinga la consapevolezza di aver fatto buona impressione a molti.

Del fatto che non vedi l'ora di partire, di tornare a casa, dalle tue figlie, ma con il solo scopo di prenderle e portarle via con te.

***

La consapevolezza, il giorno della partenza, di avere davanti solo 6 settimane prima del trasferimento definitivo mi ha messo angoscia.
Non mi aspetto che sia facile.
Sarà senza dubbio doloroso, per me e per le mie figlie.

Credo che sia la più grande cazzata che farò mai in vita mia. Se sarà la peggiore o la migliore, lo scoprirò col tempo, ma di certo è la più grande.

22/06/17

Ma te ne stai davvero rendendo conto?

Lo capisci? Ne sei davvero consapevole?
Stai andando. Stai partendo. Stai lasciando la tua casa, le tue figlie, la tua vita.
La tua terra.
Te ne stai davvero rendendo conto?
Più di un mese. Per più di un mese starai altrove, a fare altro, a crescere e accudire altri.
Te ne stai davvero rendendo conto? Questo è solo l'assaggio, la prova generale, il tirocinio. Tra due mesi esatti rifarai questa stessa valigia, e te ne andrai per davvero, e per sempre.

Te ne stai davvero rendendo conto?


21/06/17

La mia notte prima degli esami

La mia notte prima degli esami è questa che sta per iniziare.
Gli esami che sosterrò a partire da domani riguardano la capacità reciproca di vivere lontana dalle mie figlie per quasi 5 settimane e trovare un lavoro stabile e retribuito per settembre, sfruttando i contatti e i colloqui già sostenuti, gli altri da sostenere e le prove sul campo da affrontare.

Domani parto. Sto a Torino fino alla seconda metà di luglio. Ho messo dei limoni in valigia e la collana di vere turchesi di mia nonna, che forse è il gioiello più prezioso che ho. Mancherò per quasi 5 settimane e, se non potrò fare altro che subire l'assenza delle mie figlie, il limoni e le turchesi mi ricorderanno casa mia.

20/06/17

Il colloquio su Skype

Sostenere un colloquio su Skype mette molta ansia.
Sì vedrà? Non si vedrà? E se si blocca? E se va a scatti? E la luce? Quale sarà l'illuminazione migliore? Mi conviene accendere quella a parete o usare la lampada della scrivania?
E se proprio in quel momento mi citofona qualcuno? Squilla il telefono? Le mie figlie si mettono a litigare?
E lo sfondo dietro di me? È troppo disordinato? Si vede qualche oggetto particolare? Ambiguo? Non c'è il rischio che il soprammobile a forma di gufo venga scambiato per un vibratore?
Ok. Mi cambio la maglietta, mi trucco un po', quanto meno per camuffare le occhiaie, avviso le bambine che per la mezz'ora successiva è come se io non fossi in casa, chiudo la porta dello studio e aspetto la chiamata.
Chiama. Rispondo. Sorrido. Sostengo il colloquio. Piaccio. Verrò richiamata dal datore di lavoro.
Al momento dei saluti, la recruiter ci tiene ad esprimere la sua soddisfazione sul colloquio.
"Sei una brava ragazza, seria, affidabile, colta. Hai delle ottime doti e fai proprio una bella impressione. Sei carina e curata nell'aspetto, senza scadere negli eccessi, né della monaca di Monza, né della passeggiatrice sulla Appia. Quando incontrerai l'Ingegnere sii semplicemente te stessa e gli piacerai".

Sostenere un colloquio su Skype mette molta ansia. Ma ti permette anche di fare una buona impressione sforzandoti solo al 50%, e dando l'idea di essere "carina e ben curata" anche se sotto la scrivania stai coi pinocchietti del 2011 e le ciabatte da mare.

19/06/17

Volevo la gonna

Oggi mi sono svegliata ed ho riflettuto su una cosa.
Quando ero ragazzina è uscito un libro che ha fatto, all'epoca, molto parlare: Volevo i pantaloni, di Lara Cardella. Credo ci abbiano pure fatto un film negli anni '90.
Io quel libro l'ho letto che avevo 15 anni, e i pantaloni li volevo e li portavo, e ricordo bene quanto mi sembrò "distante" la storia della protagonista, nonostante in realtà fosse vicinissima a me, nello spazio e nel tempo.
In fin dei conti, era la storia di una ragazza di poco più grande di me, alle prese con la mentalità becera dei quartieri popolari di Palermo, dove per una femmina era difficilissimo riuscire a difendere la propria libertà, la propria dignità di essere umano, il diritto ad essere padrona del proprio corpo e della propria vita.

Volevo i pantaloni fece scandalo, allora, ma non è di questo che volevo parlare.

Stamattina riflettevo su come, a 15 anni, io volevo e ottenevo pantaloni, sempre, ovunque, comunque.
Adesso è il contrario. Adesso voglio la gonna.
E non significa affatto una regressione. E' un voler dimostrare che da femmina, in quanto femmina, posso ugualmente difendere e pretendere il riconoscimento della mia dignità, libertà e padronanza del mio corpo e della mia vita.
Voglio la gonna.

16/06/17

Si comincia


Vediamo come riesce un trasloco effettuato in più riprese tramite poste italiane.

15/06/17

Stiamo lavorando per noi

Si sta rivelando un salasso economico, in quanto somma di alcuni più o meno importanti piccoli investimenti, la caparra, la quota associativa ad un'agenzia di recruiting, la verifica a pagamento del profilo su un portale per tate, il noleggio di una macchina per più libertà e autonomia di movimento ecc, ma ne sta già valendo la pena perché i risultati sono incoraggianti e i riscontri positivi e ottimistici.
A partire dal 6 settembre siamo torinesi.

14/06/17

Incredibile

Ma chi lo avrebbe mai immaginato che avremmo sofferto di più caldo a Torino che non a Palermo?

13/06/17

Sette

Sette anni di baci, di coccole, tenerezze. Arrabbiature, meraviglie, domande esistenziali e risposte epiche.
Sette anni di Angelica.
Buon compleanno mia piccola grande bambina.

12/06/17

Un buon lavoro

Quando vedo la disinvoltura e la padronanza dei gesti nelle operazioni preliminari per un viaggio, la capacità di organizzare e preparare il bagaglio, passare i controlli di sicurezza, muoversi e gestirsi al gate durante l'imbarco e il comportamento tranquillo e adeguato che le mie figlie mantengono sull'aereo, mi viene in mente che con loro sto facendo proprio un buon lavoro.

11/06/17

I primi undici in breve

1 giugno: la mia macchina ha deciso di mettere a dura prova le mie capacità di problem solving.
2 giugno: la consapevolezza che, per quanto io non sia una "balneatrice" accanita, dopo il trasferimento a Torino il mare mi mancherà come l'aria.
3 giugno: i genitori hanno molte strade da percorrere per raggiungere la santità e una sessione di gare regionali di ginnastica artistica di categoria 2005-2006 è una di queste.
4 giugno: nais tu mit iu.
5 giugno: tudei mai inglisc is a litel bit better den ierstdei, iz tru?
6 giugno: if iu don andestend mi, tell mi plis
7 giugno: ai vrong, ai nou, aim sorri
8 giugno: ai hop den iu ev bin gud et mai hom, for mi it uos e plesciar hosting iu, iu ar en ousom girl
9 giugno: gudbai, heiv e nais trip end vrait mi uen iu arraiv et home
10 giugno: prendere tutti i compensi lavorativi del mese di giugno, aggiungerci 50 euro e consegnarli al meccanico come riscatto per la restituzione della macchina.
11 giugno: come diamine ho fatto a dormire ininterrottamente per 5 ore, tipo svenuta, che quando mi sono svegliata alle 5.30 mi sono trovata esattamente nella stessa posizione in cui mi ero addormentata? Non mi succedeva da mesi di dormire così a lungo e così profondamente.

31/05/17

Il penultimo giorno

Oggi è il mio penultimo giorno di lavoro con Emma.
Emma ha già compiuto 13 mesi. Cammina, corre, salta, sale e scende dal divano, riconosce molti animali stampati sui libri e sa imitarne il verso. Abbiamo giochi solo nostri, come il cucù dalla finestra della casetta di legno quando la mamma esce per andare al lavoro, oppure il gioco del far girare tutti i giochini come fossero trottole.
Ogni volta che arrivo a casa sua, scappa dalla mamma, ma poi quando mi accovaccio alla sua altezza, viene a darmi i baci.
Le​ ho insegnato il balletto dei due leocorni, le ho spiegato la differenza fonetica tra "lombrico" e "ombelico", che tutte le volte che trovavamo il lombrico nel libro degli animali lei si sollevava la maglietta e si pigiava il pancino.
Per otto mesi interi l'ho fatta addormentare ninnandola cantando "So chi sei" della Bella Addormentata, e forse quando vedrà il cartone animato si ricorderà di me.
Ho raccolto e ripulito tutto ciò che può uscire da un corpicino di neonato, in salute e in malattia, comprese le cucchiaiate di pappa non gradita.

Quando ho iniziato ad accudirla pensavo che non mi sarei mai affezionata a lei, che lo facevo per lavoro, per soldi, per necessità e mancanza d'altro. Non ho del tutto cambiato idea.
Domani sarà il mio ultimo giorno di lavoro ma non mi dispiace, non mi mancherà.
E sono sicura che il magone che sento adesso, mentre la guardo dormire, non è amore, non è tristezza. Forse è solo ansia.
Perché questa parentesi si chiude anche per permettermi di aprirne un'altra, più grande, più impegnativa e - mi auguro - più gratificante. Mi perdo da mesi nelle fantastiche sul come sarà la mia vita dopo che avrò lasciato questo lavoro, la mia casa, la mia terra, e quel momento è arrivato, manca davvero una manciata di settimane prima di spiccare definitivamente il volo. È ansia, non è tristezza.
Se me lo ripeto ancora potrò finire per crederci.

30/05/17

Sono indecisa

"Matilde perché sei così triste?"
"Perché ho un'afta in bocca, Angelica, e la mamma mi ha detto che è meglio se non mangio cibi irritanti, tipo il cioccolato, per i prossimi giorni"
"Ah, allora fai proprio bene a essere triste"
"Già"
"Senti, sono indecisa..."
"Su che cosa?"
"Per solidarietà sto pensando che nemmeno io mangio cioccolato per qualche giorno, almeno fino a quando la mamma non dice che tu lo puoi mangiare di nuovo..."
"Oh, grazie Angelica, sei una sorellina dolcissima"
"Eh, però sto pensando, invece, che in questi giorni potrei mangiarne il doppio, così lo mangio anche per te. Non so proprio cosa scegliere, sono indecisa".

29/05/17

La sonnambula

Sto dormendo. Mi sveglio sentendo l'inconfondibile passo svelto di Angelica. Accende la luce della saletta d'ingresso. Corre.
Mi alzo e vado a vedere, immaginando di trovarla in bagno a vomitare o qualcosa del genere, invece non c'è. La luce della saletta è accesa ma non c'è nessuno in giro.
Guardo l'orologio: mezzanotte.
Vado nella stanzetta e trovo Matilde profondamente addormentata e Angelica nel suo letto, ma sveglia.
"Che c'è?" Le chiedo "Stai bene?"
"Sì"
"Come mai ti eri alzata?"
"Non lo so"
"Devi andare in bagno?"
"No. Anzi sì"
Si alza, va in bagno e fa duecento litri di pipì, per cui mi dico che probabilmente è stato questo che l'ha fatta svegliare e alzare, ma magari poi ancora presa dal sonno non ha capito niente e si era rimessa a letto.
Finito in bagno, la accompagno nella stanzetta, la faccio coricare, le do un altro bacio, spengo le luci e torno a letto anche io.
Dormo.
Mi sveglio. C'è qualcosa che mi infastidisce.
Dalle scale che collegano i due piani di casa mia proviene una luce molto forte, come se fossero le 8 del mattino. Guardo l'orologio. Le 2.
Mi alzo per vedere da dove arriva tutta quella luce. Lo studio è acceso. Salgo le scale immaginando di trovarvi Angelica sul divano, invece no, la luce è accesa ma non c'è nessuno.
Vado subito nella stanzetta a verificare che Angelica sia lì, ed in effetti è nel suo letto che dorme. Anche Matilde dorme.
Spengo di nuovo le luci e torno a dormire anche io, un po' preoccupata, a dire il vero, del fatto di non aver sentito i passi questa volta, ma rincuorata comunque del fatto che ho l'abitudine di chiudere a chiave la sera sia la porta di casa che la portafinestra della terrazza.

Ho una sonnambula per casa, quasi sicuramente è Angelica.
Questa mi mancava.

26/05/17

Felicità


Felicità è tua figlia che, al laboratorio di panificazione, fa un panino a forma di cuore per te. ^_^

25/05/17

Un marchio, un'opportunità

Su due punti cruciali e fondamentali lavoreremo, con lo psicoterapeuta, nelle prossime settimane.
Il primo lo tengo per me, fino a che non l'avrò risolto. Perché è forte, intimo, doloroso. Un nervo scoperto in piena regola.

Il secondo punto consisterà nello sforzo di accettare l'idea che ciò che ho sempre vissuto come un marchio, una limitazione degradante, una caratteristica esclusiva e preclusiva della mia personalità, possa diventare un'opportunità professionale.
Elevare la dignità della mia naturale propensione all'accudimento, all'educazione e alla crescita dei bambini, in un mestiere.
Per anni e anni mi sono sentita come se l'unica cosa che sapessi fare era crescere bene le mie figlie.
Ecco. Metà del mio lavoro in terapia riguarderà proprio questo: io sono brava a crescere bambini. Non è certamente l'unica cosa che so o che posso fare (nonostante sembri quasi che io sia stata allevata con questo destino e, casualmente o inconsciamente, mi sia costruita una famiglia fondata su questa base. Tra l'altro assecondata e mai contraddetta neppure da mio marito, che forse la pensava pure in questo modo, oppure non gli è interessato spronarmi a dimostrare il contrario: non lo saprò mai). Non è l'unica cosa che so e che posso fare, dicevo, ma sicuramente è una cosa che faccio bene, e non solo con le figlie mie, ma anche con i figli degli altri.
È una mia competenza spendibilissima nel mercato del lavoro: il mondo è pieno di famiglie che hanno bisogno di aiuto e supporto coi bambini.

Fino a ieri era una croce che mi trascinavo, il segno del mio fallimento nella vita.
Da domani potrà essere il mio mestiere.
Devo solo impegnarmi a considerarlo non un ripiego, ma un lavoro che so svolgere con competenza e responsabilità.

...meno male che ci sarà lo psicoterapeuta a darmi supporto.

24/05/17

No pork

Quando Matilde mi chiese se potevamo ospitare noi la ragazzina vegetariana del gemellaggio, perché io di sicuro non mi sarei lasciata prendere dal panico per farle da mangiare, riferendomi che era stata una richiesta esplicita da parte degli insegnanti, mi ero detta che era un'esagerazione. Mi faceva piacere ospitare la ragazzina, l'ho considerata da subito una buona occasione per potenziare l'inglese di tutta la famiglia, nonché un'esperienza nuova, sicuramente divertente e indubbiamente positiva, ma non pensavo che davvero fosse la sua alimentazione ad aver spinto per l'abbinamento con mia figlia.

Poi ho partecipato alla riunione delle famiglie ospitanti ed ho assistito a scene isteriche di gente nel pallone per l'abbinamento con i ragazzini musulmani. All'inizio pensavo a una becera e ottusa discriminazione razziale e religiosa, e stavo quasi per esprimere a gran voce la mia indignazione, quando una matrona coi leggins leopardati ha esplicitato meglio il motivo delle sue remore.
"Mi scusassi, ma ccà c'è scritto no pork. Ma chi è stu pork? U maiale? E io chi cc'haiu a priparari i manciari a stu picciriddu?"
(Domando scusa. Mi trovo impreparata sul precetto di non consumare carne di maiale. Al momento temo proprio di non avere idee sul cibo da cucinare e somministrare al ragazzino)

Già si confondono col solo maiale (considerando che sono serenamente consentiti tutti gli altri animali viventi sul globo terracqueo). La professoressa aveva ragione: la vegetariana può essere accolta e ospitata solo da un suo simile, se non si vogliono rischiare scene di nevrosi collettive.

23/05/17

Donna del sud

Durante un colloquio di lavoro, come tata.

Mamma del nord: "Bene, quindi vedo che hai parecchia esperienza, e tra l'altro mi sembri una persona di indole calma e rassicurante"
Io: "Beh, sì grazie. In effetti credo di esserlo"
Mdn: "E, per curiosità, sai anche un po' cucinare?"
Io: "Sì. Per me seguo un'alimentazione vegetariana, ma non avrei nessun problema a toccare, cucinare e dar da mangiare la carne ai bambini"
"Bene, quindi sai anche cucinare... Ti vedo sorpresa per la domanda, ma non è una cosa scontata"
"Guarda, forse hai ragione, e da queste parti può non essere una cosa scontata... Ma tu considera che io sono una donna del sud, ed ho imparato a cucinare molto presto. Ho fatto la mia prima caponata di melanzane decisamente prima di aver baciato il mio primo fidanzato!"

E accidenti se non è vero! :-D
(Precoce in certe cose, tardiva in altre, lo ammetto)

22/05/17

Ma chi era mai questo Gianni Morandi

"Mamma, sai, è uscito il nuovo singolo di Rovazzi"
"Chi?"
"Rovazzi! Quello di Andiamo a comandare e Il ca che me ne frega"
"Aaaah. Bene. Interessante. Sono contenta per lui"
"Però nel video c'è anche Gianni Morandi, e partecipa come persona che è impossibile odiare"
"Ah, sì?"
"Sì, guarda"

Segue visione del video ufficiale della canzone "Mi fa volare".

"Hai visto? Tu lo conosci questo Gianni Morandi? Di sicuro non è uno youtuber, perché non lo avevo mai sentito nominare"
"Sì, lo conosco, e in effetti la sua partecipazione a questo video è l'ennesima conferma di quanto sia un signore".


19/05/17

Incrocio le dita e vado avanti

La casa e il lavoro.
Oggi, per me, è stata una giornata intensa, dove mi sono impegnata, letteralmente, e messa in gioco per il raggiungimento di questi due obiettivi.
Trovare una casa e un lavoro in un'altra città.
Per la prima, ho fatto il grande passo; per il secondo, ho seminato copiosamente ed ho anche avuto i primi positivi riscontri.
Forse ci sono speranze. Forse non tutto è perduto. Forse non è la peggiore idea che io abbia mai avuto.

18/05/17

Non è mai troppo tardi

Non è mai troppo tardi per imparare qualcosa di nuovo, sperimentare nuove esperienze, osare ciò che non si è mai fatto prima.
Non è mai troppo tardi per prendere un aereo in direzione di una città che ormai si conosce bene e decidere di mettersi alla prova, relazionandosi con l'ambiente sotto un diverso punto di vista.
Non è mai troppo tardi per azzardarsi a prendere un'auto a noleggio e guidare. Guidare lì dove ci si è sempre, e con padronanza, mossi coi mezzi pubblici.
Non è mai troppo tardi per guidare un'auto sconosciuta su strade sconosciute.

"Ehm... Scusi, signore dell'autonoleggio. Mi perdoni se le sembrerò imbranata, ma... La macchina si apre con questo apparecchietto che funge da chiave, ma... La chiave vera non c'è. Insomma, la macchina si è aperta, ma io non so come metterla in moto..."

Non è mai troppo tardi per scoprire che le macchine nuove le fanno con l'accensione a pulsante, senza chiave.
Io la mia Panda la metto in moto girando la manovella davanti al cofano :-D

17/05/17

Honoris causa

Ma se trascorro 12 ore consecutive della mia vita (13.30-01.30 con brevi interruzioni per i pasti) a leggere, rileggere, correggere, riformulare e impaginare la tesi di specializzazione della mia carissima amica psicologa, diventando anche io esperta dell'approccio psicoterapeutico della Gestalt nel supporto di pazienti con sindromi da dolore cronico, non dico la specializzazione, ma quanto meno una laurea honoris causa me la merito?

15/05/17

La prova costume

"Mamma, io non capisco tutta questa ansia per la prova costume. Intendo dire, cosa c'è di preoccupante? Perché le ragazze ne sono spaventate? Che ci vuole: ti provi il costume dell'anno precedente e, se non ti sta più bene, o se ti accorgi che è sciupato, magari scolorito o con gli elastici rovinati, lo butti e te ne compri uno nuovo, no? Da OVS o anche da H&M un costume costa intorno ai 10-12 euro, non è tutta questa gran tragedia!"

Ragazza mia... Che bella cosa avere 11 anni, una mente fresca e serena, e un corpicino giovane, proporzionato e tonico.

12/05/17

Il tre punto zero

"Ciao Lucy!"
"Eh? Oh? Ah.. ciao...!"
"Che ci fai da queste parti?"
"Eh? No... Sì... Stavo andando a... comprare un regalo. Sì, stavo andando a comprare il regalo per il compleanno di una compagnetta di Angelica..."
"Ah, certo! Con questi figli... Bla bla bla... Siamo sempre in giro... Bla bla bla"
"Eh, già..."
"Ma che hai? Stai bene? Ti vedo strana..."
"No, guarda, è che soffro di allergia e il mese di maggio è sempre un supplizio. È da due settimane che non faccio altro che starnutire"
"Sì, infatti si vede che hai gli occhi arrossati..."
"E il naso! Il naso che cola continuamente, infatti come vedi cammino sempre con tonnellate di fazzoletti!"
"Eh, infatti. Va bene, mi ha fatto piacere rivederti. A presto!"
"Sì sì, anche a me. Ciao"

Come te lo potevo dire che ero appena uscita dal primo colloquio con lo psicologo per il mio percorso di terapia 3.0 e che, dei 45 minuti della seduta, ne ho trascorsi almeno 30 a piangere a dirotto?

11/05/17

La mia famiglia


Questo il paragrafo che mi riguarda.
Dal ritratto che ne viene fuori, mi manca solo la tisi, poi rappresenterei appieno l'ideale di eroina romantica ottocentesca ^_^

10/05/17

Proprio adesso

Mancano tre settimane alla fine del mio impegno con la bambina di cui mi occupo. A inizio giugno comincerà un graduale inserimento al nido in modo da poterlo frequentare serenamente da settembre. L'ho conosciuta che aveva appena 5 mesi, stava seduta solo se sostenuta dai cuscini e produceva fiumi di bava. 
La saluterò che avrà 13 mesi. L'ho vista crescere, l'ho filmata quando ha imparato a gattonare, a stare in piedi, a camminare. Adesso corre in giro per casa e riesce persino a scavalcare la soglia della portafinestra e uscire in balcone.
L'ho ascoltata balbettare, lallare, dire mamma, papà, ape, uovo, orso e pappa. Le ho insegnato a dire polpo, a fare i versi degli animali e a soffiare sul cucchiaio quando la pasta è calda.
Mi riempie di baci e carezze, ma ogni volta che arrivo io in casa si aggrappa alla madre, perché inevitabilmente se io arrivo, la mamma se ne va.
L'ho conosciuta lattante e la saluterò bambina.
E solo adesso, finalmente, dopo tutti questi mesi, mi ha chiamato "Dadà".
Proprio adesso che restano solo tre settimane.